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Il Manifesto dei Partiti Animalisti Europei

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( Bruxelles, 04-04-2019 )

 

Innalzare lo stato morale e legale degli animali



Uno dei primi punti su cui tutte le forze animaliste, indipendentemente dalla nazione, devono lavorare è di certo l’innalzamento morale e legale dello “status” degli animali e degli esseri viventi. Da tempo in molti Paesi, tra cui Italia e Germania, è forte la proposta di far entrare la tutela dei Diritti delle specie nelle Costituzioni Nazionali. Questo consentirebbe non solo un riconoscimento fondamentale dei loro diritti, ma soprattutto una maggior tutela normativa e, in particolare, poter rendere incostituzionale (quindi annullabili) tutte quelle normative anche “datate” che, purtroppo, ancora riconoscono gli animali quali meri “oggetti” e non “soggetti”. E’ questo l’obiettivo dei nostri Partiti, ma nonostante ciò già ora possiamo fare molto: solo applicando le legislazione attuale. Non molti sanno come già l’art. 13 del Trattato di Lisbona, il quale ha piena valenza costituzionale nel nostro ordinamento, prevede come: “l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”. Orbene, già lavorare costantemente affinchè le Legislazioni nazionali recepiscano questo principio fondamentale, farebbe accrescere la tutela legale e giuridica delle specie, obbligherebbe i Giudici a modificare molte normative “desuete”, farebbe in modo che amministratori locali siano responsabili della salvaguardia non di “cose”, ma di “soggetti”; farebbe in modo di inasprire le pene per chi maltratta, sfrutta o uccide un animale; ancora, farebbe in modo che un reato contro un “soggetto” e non un “oggetto”, diventi un'aggravante perseguibile d’ufficio con pene severissime. E per pene severissime intendiamo il “carcere”: non mere pene che, spesso, non hanno alcun effetto concreto.

Migliorare il benessere degli animali negli allevamenti ed assicurare un vero rafforzamento della legislazione sul benessere animale tramite tutti gli Stati Membri dell'Unione Europea



Nell’immaginario di molti uomini, scriveva un noto filosofo, ci sono “animali buoni da pensare” ed “animali buoni da mangiare”. Purtroppo alcuni e, soprattutto, “l’industria alimentare” la pensa così: crede cioè che milioni di animali possano nascere, crescere e morire solo in funzione commerciale. La realtà è piena di allevamenti intensivi in cui gli animali vengono strappati appena nati alle madri, non vedono mai la luce del sole e, spesso, non toccano nemmeno la terra, chiusi come sono nelle gabbie, senza potersi muovere fino alla morte. Animali riempiti di steroidi ed antibiotici e di cui si aspetta solo il momento buono per la soppressione, a volte senza nemmeno alcun rispetto per il momento della morte. Oltre ad essere una situazione inaccettabile dal punto di vista morale, nuovamente ricordiamo come “Animali-Natura-Uomo” siamo tutti parte di una unica connessione. Questa situazione è difatti inaccettabile, va combattuta, abolita e risolta quanto prima, non solo dal punto di vista morale, ma anche e soprattutto sanitario. Sappiamo come le ultime pandemie nascano tutte dagli allevamenti intensivi, sappiamo come antibiotici e steroidi somministrati a questi poveri animali, finiscano nei piatti degli uomini e questo sta rendendo l’umanità immune agli effetti degli antibiotici, con conseguente diffusione di gravi malattie. Sappiamo che tra i maggiori fattori del cambiamento climatico vi sia il metano prodotto dalle flatulenze degli allevamenti; sappiamo che fiumi ed acque sono inquinati irrimediabilmente dagli escrementi degli allevamenti... insomma SAPPIAMO e, per questo, DOBBIAMO AGIRE. Seppure l’obiettivo è che un giorno le proteine non siano più di derivazione animale, il progresso arriva a piccoli, ma costanti, passi. E’ necessaria quindi una legislazione che tuteli il benessere degli animali e intervenga in tempo onde far rispettare l’applicazione delle norme

Porre fine al crudele trasporto a lunga distanza di animali vivi, dentro e fuori l'Unione Europea



“Stop Animal Transport” è stata una delle maggiori campagne condotte dal Partito Animalista Olandese, invero, per tutta la durata della passata legislatura al Parlamento Europeo. La deputata olandese Anja Hazekamp ha effettuato delle investigazioni e, di continuo, sollecitato la Commissione Agricoltura ad intervenire. Difatti, nel corso delle sue coraggiose investigazioni, è emerso come mentre la Commissione Europea ritiene che i trasporti di animali vivi siano al 100% conformi alle leggi, viceversa sempre nell’Unione Europea (Slovenia, Croazia, confine con l’Italia) gli animali viaggiano “illegalmente” a temperature elevatissime, senza le pause previste dalla legge, senza acqua e senza cibo. Segnaliamo il link di uno dei video emblematici di Anja: https://www.youtube.com/watch?v=E1hbrEdv1Pk Le cose vanno anche peggio quando gli animali vengono trasporti in Stati fuori dall’Unione, in cui non vi è alcun controllo o, peggio, nessuna normativa che almeno teoricamente rispetti un minimo standard di benessere animale. Chi controlla il controllore? Soprattutto grazie al lavoro di Anja (ecco a cosa serve avere parlamentari animalisti), il 14 Febbraio 2019 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui si fa divieto di trasporto di animali vivi in quei Paesi extra-comunitari che, dal canto loro, non garantiscano un minino standard di rispetto del benessere animale. E’ un piccolo passo, molto ancora va fatto. E’ inconcepibile, anche per un fattore sanitario, che 300 milioni di animali vengano trasportati per l’Europa solo per essere macellati, spesso privi di acqua, cibo e riposo.

Fermare la pesca intensiva, dentro e fuori le acque Europee



 Un recentissimo rapporto della Commissione Europea ha stabilito come l'87% degli stock ittici mediterranei è a rischio, essendo sottoposto ad una pesca eccessiva che sta svuotando il mare. Oramai la popolazione mondiale ha superato i 7 miliardi di persone ed è inconcepibile pensare di vivere a degli standard “consumistici” ed insostenibili degli anni ’80, solo ora ne stiamo vedendo i risultati. Proprio per questo, vista la crescente richiesta commerciale, i mari sono stati svuotati e, ancora peggio, la pesca intensiva ha distrutto completamente (spesso irrimediabilmente) l’intero eco-sistema. Siamo forse già ad un punto di non ritorno, i nostri figli potrebbero non vedere più i mari, i fiumi e la meraviglia delle acque che noi abbiamo ammirato alla loro età. E’ fondamentale intervenire subito per fermare immediatamente la pesca intensiva e, successivamente, far divieto di importazione di ogni pescato che provenga da Stati fuori Unione che non rispettino gli standard comunitari. Bisogna mettere al bando ogni tipo di “strumento” utilizzato per la pesca che, dal canto suo, possa danneggiare in modo diretto ed indiretto l'ecosistema marino e la sua biodiversità. Ciò è possibile, nel breve termine, con la sola vendita di reti biodegradabili e vietando in modo assoluto la pesca della specie protette. Nostra proposta è la totale abolizione dei delfinari, il divieto assoluto di pesca dei delfini nelle acque europee, oltre che il divieto assoluto di importazione da Stati terzi. Altresì deve essere fatto divieto immediato (riconoscendo uno “status” speciale, alla stregua di “animali d'affezione”) di sfruttare delfini in manifestazione tradizionali, zoo e/o eventi ludici.

Porre fine alla sperimentazione animale con obiettivi immediati di riduzione e sostituzione, combinati con incentivi ai metodi sostitutivi di sperimentazione



  Qualche anno fa, tramite l’I.C.E. (Iniziativa dei Cittadini Europei), sono state raccolte oltre 1 Milione di Firme per dire “Basta alla Vivisezione”. Purtroppo questo non è bastato e, dovendo comunque provvedere, la Commissione Europea ha apportato solo “piccoli” miglioramenti alla normativa, facendo divieto nel tempo di effettuare test su animali solo a livello commerciale. Tutto è rimasto uguale per la sperimentazione a livello (presunto) scientifico e, anzi, spesso stanno aumentando gli incentivi a questa tecnica che da molti è ritenuta inutile. E’ uno dei punti fondamentali di tutti i Partiti Europei quello di porre fine, finalmente, alla sperimentazione animale: immorale, inutile, dannosa per gli stessi esseri umani. Prodotti testati su topi, scimmie, mammiferi, possono avere gli stessi effetti sugli essere umani? Fumo di tabacco, amianto, diossina, benzene, solo per citare alcuni esempi, “innocui” sugli animali da test sono invece “nocivi” e “mortali “ per l'uomo. Eppure in un silenzio assordante (si vogliono evitare altri effetti mediatici “Green Hill”) queste ricerche continuano, vengono finanziate e portano non solo danni agli animali, ma anche agli stessi uomini. Pertanto il nostro obiettivo è l’immediata riduzione e poi sostituzione della sperimentazione animale, combinata con incentivi ai metodi sostitutivi di sperimentazione che già esistono e sono efficaci. Promuovendo questa attività di sviluppo e di ricerca.

Interrompere le deroghe di legge ed i sussidi per le cosìddette tradizioni culturali e religiose che comportano crudeltà sugli animali, come la corrida ed i combattimenti con i tori, la macellazione senza stordimento e vietare la produzione di foie gras



  Se è pur vero che l’art. 13 del Trattato di Lisbona sancisce come: “l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”. E’ pur vero come lo stesso articolo prosegue con la locuzione “... rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale”. Questo principio è richiamato in molte normative degli Stati Membri e, pertanto, fa sì che per mere giustificazioni religiose, animali innocenti vengano macellati in modo crudele, insensato e, spesso, anche non igienico. Pur rispettando tutte le religioni ed i fedeli, crediamo sia arrivato il momento di finirla con l’inutile uso di animali per meri riti e tradizioni popolari. Basta Corride, Basta Pali, Basta all’uso e sfruttamento degli essere senzienti. Basta alla vergogna delle “foie gras”, animali “ingozzati” per far crescere a dismisura il fegato e finire, come patè, su un crostino. Non è quello che noi vogliamo come società del futuro, non è questa la nostra idea di futuro. Allo stesso modo, siamo contro i circhi dove vi è l'uso degli animali e, chiaramente, degli zoo, gli animali sono esseri senzienti e hanno diritto alla loro vita: chi di noi vorrebbe vivere tuta un'esistenza in gabbia? Anzi, dal punto di vista fiscale (sfruttando gli incentivi dell'Unione) vogliamo lavorare affinchè spese ed assistenze veterinarie siano detratti integralmente dalle dichiarazione dei redditi e/o esenti per chi dimostri un reddito basso, impensabile che chi si “sostituisce allo Stato” prendendosi cura di animali spesso abbandonati, debba farlo affrontando spese in molti casi proibitive. Anche fiscalmente e giuridicamente, gli animali d'affezione devono entrare nello stato familiare e riconosciuti, da un punto di vista fiscale, come membri del nucleo familiare.

Combattere il commercio illegale di animali domestici nella Unione Europea e fermare il trattamento barbaro di cani e gatti randagi in Europa



  Secondo i dati riportati da Traffic, un’organizzazione che si occupa di monitorare il contrabbando della fauna selvatica, proprio il traffico illegale di animali costituisce un giro d’affari da più di 7 miliardi di euro l’anno ed è il secondo “mercato nero” più redditizio al mondo dopo quello della droga. E' il contrasto alle zoomafie e a tutte le attività illegali che vedono gli animali come prime vittime, il punto di partenza su cui bisogna battersi. Sono attività criminali che, purtroppo, per i rapporti Istat crescono sempre di più nel nostro Paese, ma che possono essere contrastate anche da Bruxelles incentivando la collaborazione tra Polizie Europee e con il potenziamento di un registro unico europeo di casellario giudiziario e carichi pendenti: è un problema non solo italiano, ma anche europeo che va risolto imprescindibilmente partendo da Bruxelles. E’ per questo che oltre a sensibilizzare i cittadini a non acquistare animali da compagnia nei negozi: sappiamo bene che dove non “c’è domanda crolla anche l’offerta”. E’, tra gli altri, fondamentale inasprire le pene per chi commercia animali, specialmente per chi lo fa illegalmente a livello internazionale. Allo stesso modo, soprattutto nei paesi dell’Europa del Sud, va effettuato un importante intervento per prevenire e contrastare il barbaro fenomeno del randagismo (“stray dogs”). Allo stesso modo va seriamente combattuto il fenomeno parallelo di questa vergogna: e cioè il business che ruota intorno ai randagi: canili lager, commercio illegale di animali che finiscono nei laboratori illegali per test commerciali, sono un fenomeno che esiste e che va combattuto con pene severissime, nonchè responsabilizzando gli Amministratori locali ai controlli sui territori, così come tra gli altri già previsto dalla Legge. Ancora vanno coordinate le competenze tra Polizia Municipale-Asl Veterinaria e Forze dell’Ordine.

Vietare la caccia e proibire l'importazione di trofei di animali selvatici



  Punto imprescindibile del programma animalista è arrivare al Divieto della Caccia in Europa o, quanto meno, ridurre drasticamente nel breve termine questa attività. Seppure nel nostro Paese la competenza è principalmente delle Regioni e, tra gli altri, nell’ottica comune la caccia non viene sentita da molti come un problema prioritario, è invece fondamentale operare una riduzione delle stagioni venatorie. Anche con interventi del Parlamento Europeo è necessario stimolare la riduzione delle specie da cacciare, inasprire la possibilità di ottenere licenze (sono, ahinoi, noti fenomeni annuali di cacciatori incorsi in incidenti mortali). E’ importante limitare al massimo il territorio dove è possibile cacciare e, ancora, stabilire pene severissime per chi opera la caccia senza permessi, accede in proprietà private e/o abbatte specie vietate. Assoluto deve essere il divieto di importazione di trofei di animali selvatici, specialmente da paesi fuori dalla Unione Europea, in quanto questo commercio alimenta anche l’estinzione di specie protette a danno dell’intero ecosistema.

Chiudere tutti gli allevamenti di animali da pelliccia in Europa e vietare l'importazione di pellicce da Stati terzi



  Ad alcuni sembrerebbero solo un ricordo, tante battaglie animaliste degli ultimi anni hanno reso oramai “fuori moda” le pellicce, eppure nel mondo sono milioni gli animali nelle gabbie che vengono massacrati, solo per le pellicce. A cosa serve tutto questo? Solo ad una moda, visto come oramai il vestiario per riscaldarsi può essere ottenuto in altro modo. Questi allevamenti da pelliccia non sono nell’occhio del ciclone e, spesso, dimenticati dai media. Obiettivo non è solo una campagna europea per dire “Basta” a questi allevamenti e, ancora, promuovere ulteriori campagne informative per rendere “impopolare” questo commercio. Il nostro obiettivo è una normativa per abolire definitivamente negli Stati della Unione gli allevamenti da pelliccia e che faccia divieto di importare da Stati terzi queste pellicce. Nel breve termine, è necessario predisporre una “pesante” tassazione sulle pellicce da allevamenti, ciò per arrivare nel medio-termine al divieto assoluto.

Mettere fuori mercato i pesticidi pericolosi e sostanze chimiche dannose



  Una rivoluzione-evoluzione per l’ecosistema è quello che auspichiamo e, senza dubbio, per cui ci batteremo in Europa. Spesso si pensa che frutta e verdura siano quanto di più salutare ci possa essere per l’organismo, in linea generale questo è vero. Eppure molti non sanno che (ad esempio) una singola mela, nel corso della sua coltivazione, può subire ben 26 trattamenti con pesticidi, assolutamente dannosi per la salute ed il territorio. Non vi è solo il problema del noto glifosato, ma l’agricoltura sta diventando “schiava” di centinaia di pesticidi. E’ per questo, verso un'agricoltura “Bio” di cui l’Italia è già uno dei Leader mondiali, che lavoreremo in Europa. Il “Bio” non è solo una necessità, non è solo un dovere, ma è soprattutto un’imperdibile opportunità per l’Italia, la quale può tornare ad essere il “giardino d’Europa”. Se ci pensate, quando si chiede ad un turista straniero di descrivere il nostro Paese, in genere si usano 2-3 frasi, tra cui non manca mai: “si mangia bene”. Orbene, nella rivoluzione-evoluzione alimentare che senza dubbio è il futuro, l’Italia può e deve giocare un ruolo di primo piano con all’orizzonte migliaia e migliaia di posti di lavoro che, in poco tempo, possono crearsi. E’ per questo, con un “tax credit” per chi acquista prodotti “bio” o “eco-sostenibili”, nonchè con incentivi anche locali come la creazione di “zone franche” e “bio golden area” (finanziati anche tramite i fondi dell'Unione) che va rafforzato il progressivo abbattimento dell’uso dei pesticidi verso un'agricoltura sostenibile, sana e salutare.

Contrastare il cambiamento climatico supportando il passaggio verso uno stile di vita basato sui vegetali, migliorando il tasso di CO2 per le industrie e aumentare gli sforzi per realizzare il completo passaggio alle energie rinnovabili



  “Plant Power”, così si intitola l’ultimo “visionario” documentario di Marianne Thieme, e cioè pensare una società “futura” in cui, man mano, la provenienza di proteine dalla carne sarà sempre più ridotta. Sappiamo, e sono dati oramai incontrovertibili, come la “produzione della carne” è il fattore che maggiormente incide sul clima, sulla produzione di CO2 e provoca inquinamento. E’ facile sostituire l’auto, cambiando solo l’alimentazione: dai derivati fossili (benzina, gasolio ecc.) ai derivati naturali o all’elettricità (cosa che si auspica). Diverso è creare la rivoluzione-evoluzione alimentare, seppure sempre più giovani si avvicinano all’alimentazione vegetariana o vegana, comprendono come il cambiamento dello stile di vita non dà benefici solo al corpo, ma anche all’ambiente: questi ragazzi sono già pronti, come “millennials”, al futuro. Con piccoli, ma costanti, passi auspichiamo di incentivare la rivoluzione-evoluzione alimentare, in ogni modo. Tramite l’Unione Europea, con una azione fiscale e/o con maggiori finanziamenti, si auspica il passaggio verso una produzione alimentare basata sulle piante, sull'agricoltura locale a “km 0”, verso produzioni “bio” ed “eco-sostenibili” che porteranno benefici, anche occupazionali, al nostro Paese. Un'imprenditoria “visionaria” ed “eco-sostenibile”, che già esiste nel nostro Paese, va incentivata tramite i fondi dell'Unione con: - “in primis” la creazione di “tax credit” ai consumatori che acquistano prodotti “bio” e/o “eco-sostenibili”; - con creazione di “zone franche” per chi investe nell'agricoltura sostenibile; - ancora, creare delle “eco golden area”, lavorando in Commissione AGRI: i fondi ci sono nella UE, perchè non vengono sfruttati? Ancora va incentivato ogni passaggio alle energie pulite, unica alternativa alle energie fossili. Sempre in questo campo l'Italia può giocare, per ovvie condizioni geografiche, un ruolo di primo piano nell'economia mondiale.

Realizzare un efficiente, affidabile ed accessibile trasporto pubblico, come alternativa ai viaggi aerei



  Spesso viene relegato alla fine di ogni programma, ma sappiamo come le nostre città sono purtroppo diventate fucine di allergie, malanni e patologie gravi, proprio perchè smog e polveri sottili stanno nuocendo gravemente ad ambiente e salute umana. Le automobili sono, però, ancora l’unico reale mezzo per gli spostamenti di molti cittadini, questo non possiamo negarlo. Eppure i collegamenti in gran parte del Paese riguardano solo poche tratte, lasciando “scollegato” il resto del Paese. E’ per questo che, soprattutto nel nostro Paese ed in alcune parti del nostro Paese, va incentivato un accessibile trasporto pubblico, capace di smaltire il traffico per le strade, guadagnando tempo per gli spostamenti (quanto tempo si perde nel traffico?) e dare benefici anche all’ambiente. Questo è possibile tramite incentivi sui biglietti, incentivi alle città virtuose per aumentare il traffico dei trasporti pubblici e, soprattutto, riconvertire e/o sostituire molti mezzi pubblici oramai desueti. Sempre per i trasporti, negli ultimi anni si è coscienti di quanto i trasporti aerei siano un fattore importante dell’inquinamento globale. Trasporti aerei su “piccole rotte” sono totalmente inutili e, per molti versi, nemmeno necessari. Ecco perchè, tramite l’Unione va concordato un piano di “ammodernamento” del nostro Paese dal punto di vista strutturale, in funzione di un impatto eco-sostenibile. E’ questa una delle tante sfide fondamentali che ci aspettano nei prossimi anni.

Per una Europa ed un'Italia più Animalista

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